Come terapeuta, incontro spesso persone che arrivano in seduta con una sensazione comune: “Non riesco a spegnere la testa”. Pensieri che girano in tondo, analisi infinite, scenari ripetuti all’infinito. In psicologia, questo funzionamento della mente ha due nomi molto simili ma con sfumature diverse: rimuginio e ruminazione.
—
Parlarne è importante, perché riconoscerli è il primo passo per ridurne l’impatto sulla nostra vita.
Che cos’è il rimuginio
Il rimuginio è orientato soprattutto al futuro.
È quella tendenza a preoccuparsi in modo ripetitivo, chiedendosi continuamente “E se succedesse…?”, “E se sbagliassi?”, “Come posso evitare che vada male?”.
Chi rimugina spesso crede, anche inconsapevolmente, che pensare molto serva a prevenire i problemi. In realtà, il risultato è spesso l’opposto: più si rimugina, più cresce l’ansia e più il corpo resta in uno stato di allerta.
—
Che cos’è la ruminazione
La ruminazione, invece, è rivolta al passato.
È il ripensare in modo ripetitivo a ciò che è stato detto, fatto o non fatto: “Avrei potuto comportarmi diversamente”, “Perché è successo proprio a me?”, “Se solo avessi…”.
La mente torna e ritorna sugli stessi episodi, senza arrivare a una vera comprensione o soluzione. Questo processo tende a mantenere tristezza, senso di colpa e impotenza.
—
Perché la mente entra in questi circoli
Rimuginio e ruminazione non sono un difetto o una debolezza: sono tentativi di controllo.
La mente cerca di proteggerci dal dolore, dall’incertezza e dalla paura, usando lo strumento che conosce meglio: il pensiero.
Il problema nasce quando il pensiero smette di essere uno strumento utile e diventa un luogo in cui restiamo intrappolati.
—
Gli effetti sulla vita quotidiana
Quando rimuginio e ruminazione diventano abituali, possono:
- aumentare stress e affaticamento mentale
- interferire con il sonno
- ridurre la concentrazione
- farci sentire bloccati, incapaci di agire
- allontanarci dal momento presente e dalle relazioni
Molte persone mi dicono: “So che pensarci così non serve, ma non riesco a smettere”. Ed è proprio qui che serve un cambio di prospettiva.
Non “eliminare” i pensieri, ma cambiare relazione con essi
Un errore comune è cercare di scacciare i pensieri ripetitivi. Più li combattiamo, più tendono a tornare.
Il lavoro terapeutico non consiste nel controllare la mente, ma nell’imparare a osservare i pensieri senza farsi trascinare.
—
Alcuni passaggi fondamentali sono:
- riconoscere quando si è entrati in rimuginio o ruminazione
- distinguere tra pensare utile e pensare ripetitivo
- riportare l’attenzione al corpo e al presente
- coltivare un atteggiamento più gentile verso se stessi
Quando chiedere aiuto
Se senti che questi meccanismi occupano molto spazio nella tua vita o ti fanno stare male, parlarne con un professionista può fare la differenza. La terapia offre uno spazio sicuro per comprendere cosa alimenta questi circoli mentali e per sviluppare nuovi modi di stare con i propri pensieri.
La mente che rimugina o rumina non è una mente “sbagliata”: è una mente che sta cercando di proteggerti.
Imparare ad ascoltarla, senza lasciarle il controllo totale, è un percorso possibile. E spesso, profondamente liberatorio.